Il saggio legge Noi di Alessandro Broggi come dispositivo d’esperienza in prima persona plurale. Configurando l’ecologia di un «noi» che si forma camminando, il paesaggio non è sfondo ma medium di un’esperienza immersiva in cui i personaggi si distraggono, si disperdono e risuonano. La scrittura a micro-prelievi di Broggi – di cui si identificano alcune fonti nell’ecologia della percezione, nell’enattivismo e nel post-umanesimo – funziona qui come forma di exaptation e riuso, mentre tra possibilità e vincoli corporei emergono affordances e risonanza ecologica. La dispersione apre infine una discronia che espone una soggettività malinconica: disidentificazione, ma mai piena fusione, nel canto del dileguare, ove l’io/noi si affaccia su continuità più-che-umane.